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Moda News Lifestyle by Colette

STORIE. Business etico: spendere poco ma “buono”.

Intervista a Bill Niada, imprenditore milanese.

Bill Niada, nato il 7 Giugno 1958, ha partecipato allo start up ed alla crescita di aziende come Banana Republic, Napapijri e il San Marino Factory Outlet. Nel 1996 è stato il primo a portare gli outlet in Italia con il Gruppo Fifty. La sua carriera è stata sconvolta dalla tragedia personale della scomparsa di sua figlia Clementina, per la quale ha fondato insieme alla moglie la Fondazione OnlusMagica Cleme che ha la missione di regalare sorrisi ai bambini malati di tumore.

“Magica Cleme” ha cambiato la sua vita e ha fatto nascere in lui la convinzione che ci si possa affacciare sul mercato degli affari con eticità e responsabilità sociale. Bill è oggi Presidente di Near (better shopping, better you), una realtà aziendale che crea valore per finanziare progetti socialmente utili.

Bill, è davvero possibile dare un’anima al business? Lei afferma, in un’intervista uscita sul Corriere della sera, che “la  felicità non è data da quanti soldi si hanno (o si fanno), ma da come si riesce a utilizzare le proprie risorse, tante o poche che siano, per migliorare la vita, sia nostra che degli altri”. È un concetto davvero affascinante che rischia però di suonare utopico, ci vuole spiegare invece meglio come si può agire in tal senso?

Se si riflette su ciò che si vorrebbe avere dalla propria vita, si realizza che quello che si ricerca è il consenso degli altri, sotto forma prevalentemente di amore e buone relazioni.

Noi pensiamo che questo arrivi da ciò che abbiamo, da quello che possiamo mostrare, da quanto “valiamo” in termini economici e di possesso. Ma se ragioniamo sui nostri affetti, sulle persone che ci sono care, sulle persone che per noi valgono veramente, ci rendiamo conto che non è quello che abbiamo o che hanno che influisce sui nostri sentimenti, bensì quello che siamo e come ci relazioniamo con gli altri.

Il business concepito in questo modo, ci consente di entrare in contatto con le Persone e non con degli individui solo ossessionati dai risultati della propria azienda. Non è utopico, è solo un cambio di corsia e l’apertura di una porta che dà su un panorama bellissimo che esiste già, ma che non si crede possibile a causa di consuetudini, abitudini, paure e tabù.

Penso che responsabilità di un’azienda sia anche  migliorare la  vita ed il “benessere” delle persone e del territorio. Infine ritengo che il “sacrificio organizzato e previsto” sia necessario, prima di arrivare al sacrificio coatto, che è quello a cui stiamo andando incontro a causa della cieca corsa al denaro ed al consumo superfluo della nostra civiltà.

Come funziona esattamente Near? quali progetti sociali supporta in questo momento e quale vantaggio hanno le aziende che scelgono di partecipare al progetto? Perché conviene “spendere poco ma buono” utilizzando il budget destinato allo smaltimento degli stock e alla visibilità del proprio marchio attraverso i servizi di Near?

La prima parte del progetto Near sono i Temporary Outlet a km.0, cioè outlet di due giorni organizzati all’interno di importanti sedi aziendali (banche, assicurazioni, industrie, enti pubblici, scuole, etc.). Il dipendente ha a disposizione prodotto di ottime marche, scontato del 30-40% ed il 5% dell’incasso va a finanziare un progetto sociale condiviso.

Alla fine dell’anno, per statuto, Near destina almeno il 50% degli utili alla Fondazione Near che si occupa di finanziare gli stessi o altri progetti. Il secondo step saranno le vendite on line ai dipendenti delle aziende, sempre con la medesima finalità sociale. Per ora, i progetti di cui ci stiamo occupando, sono creati e gestiti direttamente da me, in virtù dei miei rapporti con gli ospedali pediatrici oncologici.

Abbiamo quasi finito di pagare il rifacimento di una parte del Day Hospital dell’Ospedale San Gerardo di Monza ed ora stiamo partendo con un’iniziativa per gli adolescenti dell’Istituto dei tumori di Milano, “Le Ore Magiche” che porteranno attività come le make up artist, fotografi, stilisti e artisti all’interno del reparto, per donare momenti di svago e progettualità ai ragazzi malati.

Per lavorare in questo campo è necessario essere un profondo conoscitore del mercato della moda e aver saputo fare tesoro delle proprie esperienze di vita per produrre un concept innovativo… In che modo la sua storia personale ha influenzato la concezione di una nuova idea di business?

E’ dall’età di 23 anni che lavoro nel settore della moda e dal 2004 nel mondo del no profit, per “merito” di mia figlia Clementina. Sicuramente unire le due cose è stato un processo naturale e mi ha permesso di mettere a frutto le mie esperienze come imprenditore per generare qualcosa che abbia senso per la mia vita.

A proposito del “dare l’esempio”, vuole dare un consiglio ai giovani imprenditori che vogliono affacciarsi al mondo degli affari con coscienza etica della propria responsabilità sociale?

Io credo che dare buon esempio sia condizione necessaria se non inevitabile nella società odierna e nella situazione attuale. Siamo pieni di cattivi esempi che abbiamo ricondotto a buoni esempi (quelli che polemizzano e litigano in TV, i calciatori che sputano e che i bambini copiano come se fosse normale, i belli finti e vuoti che tutti i giovani copiano, gli status symbol inutili, l’arroganza dei politici, etc.), mentre gli esempi positivi sono considerati “sfigati” e non fanno notizia (o almeno così si pensa).

L’Uomo vive di esempi, se ha dei buoni esempi davanti agli occhi la sua vita sarà virtuosa ed il territorio in cui vivrà ne risentirà positivamente, se invece fin da bambino gli esempi e le cose date come importanti saranno becere, vivrà una vita becera e la farà vivere a coloro che gli stanno intorno.

Un’esperienza, quella di Bill Niada, che mette quindi in discussione i valori sui quali si fonda la moderna logica imprenditoriale ed il modello economico della corsa alla ricchezza. Il desiderio di “creare valore” è considerato una risposta alla corsa per la felicità, ma Bill ci fa tornare a riflettere sul fatto che dietro al benessere delle società c’è ben altro: la salute, le persone, la solidarietà soprattutto.

Un invito per gli imprenditori a seguire quindi il “buon esempio” dell’etica e della correttezza, perché oltre a migliorare l’ambiente in cui viviamo è anche un messaggio limpido e positivo per il consumatore, che crede sempre meno nella “marca” come garanzia di qualità ed eticità, soprattutto in tempi di crisi e sfiducia.

Il blog di Nicoletta Napoli.

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