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Moda News Lifestyle by Colette

TENDENZE. New London Looks.

L’inverno quest’anno è stato generoso: dopo le vacanze di Natale più calde che io ricordi, ho deciso di prolungare l’esposizione al sole regalandomi per Capodanno un viaggio in Marocco. A distanza di due mesi dall’ultimo check-in, a febbraio il mio “desiderio-di-viaggio” iniziava già a farsi sentire e così ho prenotato d’impulso il primo volo low-cost per Londra prevedendo di partire i primi di marzo. Le energie lavorative erano in calo, urgevano nuovi stimoli e Londra è il posto ideale per immergersi nelle nuove tendenze.

Rispetto ai viaggi precedenti nella capitale del Regno Unito, questa volta mi è parso di assistere ad un cattivo gusto un tantino crescente nello stile e nei modi inglesi. Diciamo che, se negli anni novanta Londra era il regno dei cool hunter, dove ogni abbinamento azzardato sembrava dettare un nuovo stile, oggi che le grandi catene di fashion a prezzo accessibile hanno invaso il mondo e più o meno tutti sono stati educati a vestirsi con stile ben oltre il rassicurante capo basic, la mia impressione è stata quella di una città un po’ piegata sull’immagine di se stessa.

Questa sensazione è stata rafforzata da una lunghissima passeggiata nell’East End, nata in realtà dall’aver sbagliato fermata della metro e proseguita da Mile End fino alla City per la gioia dei miei piedi distrutti. Ho assistito al passaggio graduale dal degrado urbano delle zone estreme al lusso sfrenato del cuore affaristico cittadino, dai grossisti di abbigliamento da mercato alla magnifica boutique Gucci.

In questa mia passeggiata disperata ho desiderato intensamente inciampare in qulacuno dei negozietti vintage di cui mi avevano parlato, ma niente. Mi sono chiesta dove fosse la riqualificazione urbana dell’East di cui parlano i giornali in vista delle Olimpiadi: l’unico tratto suggestivo in cui mi sono imbattuta è stata la Grand Walk che costeggia il canale, partendo da Mile End fino al porticciolo.

Beh, ora non vorrei dare un calcio all’immagine di Londra come regina delle nuove tendenze: sono certa che gli studi d’arte e le vintage boutique fossero appena dietro ogni angolo e sia stata io a non avere la fortuna di inciamparci davanti. Londra rimane certamente il cuore in fermento dei grandi cambiamenti in tema di moda: Oxford Street è teatro indiscusso dei flagship store di qualsiasi griffe o brand voglia una vetrina importante. Dal romantico Anthropologie, al lifestyle suggerito da Urban Outfitters, passando per i classici del retail come Selfridges, le macro-tendenze fashion retail che ho osservato si possono assimilare ad alcuni grandi filoni di cambiamento che riassumo qui di seguito.

Ho notato che alla vendita tradizionale del prodotto si affianca spesso l’offerta di un servizio ad esso legato, oppure l’introduzione di estensioni dello stesso. Numerosi i casi di negozi di abbigliamento, grandi catene o indipendenti, che uniscono alla vendita della collezione servizi di bellezza, oppure inscrivono l’allestimento moda all’interno di un concept store che include libri e dischi, costruendo così un mondo intorno al brand.

La tendenza è quella di raccontare una storia intorno al marchio, introdurre il cliente all’interno di una proposta completa che disegna un vero e proprio stile di vita stimolando un senso di appartenenza ed identificazione. Questo si chiama storytelling. Quando la storia narrata viene condivisa e si crea una community on- e off-line di consumatori, nasce il socialtailing.

La costruzione del concept viene progettata attraverso lo studio di un percorso semiotico di fruizione ideale dello spazio, che non trascura nessuno dei cinque sensi: obiettivo dell’allestimento non è più solo attrarre lo sguardo con la spettacolarizzazione del prodotto, le forme ed i colori. Si iscrivono nello spazio stimoli per l’olfatto, come i diffusori d’essenza; si solletica il gusto con i bar-café inseriti all’interno delle boutique; si invita al tatto ed alla prova per provare sulla pelle l’incredibile carezza di un capo. E’ multisensorialità.

Dallo spazio reale, si assiste a una sempre maggiore integrazione tra i mezzi attraverso cui il brand si esprime, introducendo così all’interno del punto vendita elementi di collegamento con il non-luogo virtuale. In certi stores si può navigare attraverso schermi interattivi accedendo a contenuti di approfondimento sui prodotti, la marca, i servizi aggiuntivi, le promozioni.

Torno a Torino con grande entusiasmo ritrovato per il mio lavoro e voglia di introdurre innovazione e creatività nei miei progetti. Ma nonostante tutto questo gran scintillare, l’esperienza londinese più gratificante rimane per me quel piacevole giretto disimpegnato tra le bancarelle di Camden Town. Non me lo faccio mancare mai, anche soltano quella mezzora al tramonto a fine giornata, con sosta obbligata sul ponticello vista salice che accarezza il mercato sull’acqua.

Il blog di Nicoletta Napoli.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 aprile 2012 da in business, comunicazione, marketing, moda, shopping con tag , , , , , , .
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