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TENDENZE. Torino e l’arte del riciclo architettonico: dalla factory all’aperitivo.

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Venerdì scorso, per salutare un’amica in partenza per Parigi, ho cenato in un Circolo culturale, tra pitture un po’ grottesche e salotti letterari. Avevo ricevuto un altro invito che ho dovuto declinare, alcuni amici mi avevano proposto un aperitivo in Fondazione.

Dopo i numerosi locali ricavati nei magazzini sul Po, ovvero gli storici Murazzi che ormai da anni accolgono le notti torinesi, e le botteghe di San Salvario trasformate in café, anche il circolo culturale apre le sue porte all’usanza pop dell’aperitivo. Perché non c’è cosa più chic che sorseggiare un bicchiere di prosecco immersi nell’arte, ma è anche vero che dalla raffinatezza al degenero il passo e breve: quella che appare come un’apertura spontanea e raffinata ai piaceri del gusto, se mal gestita rischia di apparire come un grezzo spalancare le proprie porte all’ignoranza fannullona, per fare cassa.

Sta di fatto che, tra gli imbarchini e le fondazioni, spuntano innumerevoli spazi che nei primi Novecento erano adibiti al lavoro ed oggi sono teatro delle nottate più hardcore. Pensavi di aver lasciato il tuo coté operaio ai vecchi Docks Dora di dieci anni fa, tra i luoghi più suggestivi che la notte di Torino abbia mai avuto, inspiegabilmente naufragati nel niente? No, ti ritrovi a ballare alle Officine, sorseggiare un cocktail al Lanificio, cenare in Bottega e brindare al Birrificio. E, anche spostandosi fuori città, sono numerose le feste e i concerti che fanno rivivere vecchi luoghi già adibiti al lavoro: come il Caffé ricavato nell’ex dinamitificio di Avigliana. In questo quadro i luoghi di culto non fanno eccezione: a Pianezza apre un drink-music bar all’interno di un’antica cappella sconsacrata.

La riqualificazione passa quindi attraverso percorsi di rinnovo dei tanti locali rappresentativi della società di un tempo, l’ennesimo messaggio che Torino lancia al mondo prendendo le distanze da un passato industriale che ne ha condizionato quasi irreversibilmente i connotati. Una città che rilegge in chiave moderna le tracce lasciate dalla cultura operaia e traduce gli spazi inutilizzati in luoghi destinati ai loisirs . Una tendenza apprezzabile, se portata avanti nel ricordo rispettoso del nostro passato.

“La fabbrica sembrava così essere il cuore della vita economica e sociale della città: ne scandiva i tempi, i ritmi e arrivava anche a plasmarne il territorio” [S. Musso, 1995].

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