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TENDENZE. Un calcio alla noia: non solo crisi.

Leggendo alcuni articoli di settore, pur essendo specialista più in grandi sogni che in economia, mi accorgo che la mia testardaggine nel non volermi arrendere al terrorismo dei media riguardo alla crisi finanziaria ha i suoi fondamenti nella realtà.

Esistono infatti delle imprese di successo che stanno crescendo anche grazie alle circostanze determinate dal periodo storico, sbaragliando una concorrenza ormai inadatta a sostenere la morsa del presente.Quella di un’Italia che sarà pure in ginocchio, ma ha in sé le risorse per rimettersi in piedi con stile, è dunque una possibilità non soltanto per me, giovane donna col vizio di sognare in pieno stile molto-post-adolescenziale. Se lo dicono Pambianco News e il Corriere della Sera, potete iniziare a crederci.

Gettando uno sguardo meno superficiale all’economia, guardando oltre le medie statistiche, si evidenziano infatti alcune storie di successo di imprenditori premiati dal coraggio con cui stanno affrontando la sfida più difficile degli ultimi decenni. In un quadro di terremoti industriali che avrebbero messo in crisi qualsiasi equilibrio – l’avvento dell’euro, la globalizzazione, la recessione – a scomparire sono state le aziende che non reggono la competizione con i nuovi Paesi produttori. Insomma, se mi ostino a voler vendere sciarpine colorate di qualità mediocre a 30 euro, sperando che il mio marchio giustifichi la differenza di prezzo con un prodotto analogo commercializzato dai cinesi a 10 euro, addio business!

L’Italia che sopravvive e continua a crescere è soprattutto quella dell’economia di filiera, sulla quale siamo più strutturati dei francesi che invece sono specializzati nel retail. Le chiavi del successo? Specializzazione continua, flessibilità organizzativa e investimenti in tecnologia. Alcuni esempi? I grandi brand della moda e del lusso continuano ad acquistare presso il distretto della pelletteria di Firenze, che non ha eguali all’estero; nel settore food&wine gli acquisti continuano a rivolgersi alle eccellenti produzioni vinicole delle Langhe, del Roero e del Monferrato per l’ottimo rapporto qualità-prezzo. Anche se purtroppo capito a Firenze di rado, ricordo benissimo i magnifici prodotti di Pienza, ma soprattutto posso testimoniare sulla straordinaria qualità del vino monferrino!

Ci sono anche storie di successo tra i piccoli imprenditori: come quella del Birrificio Lambrate di Milano, citato addirittura sul New York Times , un birrificio artigianale con pub annesso che ha rifiutato di essere acquisito da un grande marchio per puro “orgoglio artigiano”. Ma tra gli exploit individuali, il più “goloso” è quello di Federico e Guido di Grom gelaterie, che hanno puntato sulla produzione artigianale di qualità: i loro fan sono una setta, parlano con fanatismo di gusto inconfondibile ed ineguagliabile e guai a dire che si preferisce un altro tipo di gelato! Per concludere cito Oscar Farinetti, inventore del supermarket di qualità Eataly, che afferma: “in un momento così duro bisogna investire. Ci vuole coraggio, inventiva e tenacia».

E allora testardi… GO AHEAD!

 

 

 

Il blog di Nicoletta Napoli.

2 commenti su “TENDENZE. Un calcio alla noia: non solo crisi.

  1. miroirbleu
    24 aprile 2012

    Ottime considerazioni. Dobbiamo cambiare mentalità, non più ‘tutto ad 1 euro’ ad ogni costo. La qualità esiste, non proviene solo dalla Cina e va pagata e valorizzata. Viva la piccola media impresa, gli artigiani, i contadini delle nostre terre. Concordo appieno che tante aziende valide con belle idee sono ripartite ma qui si parla solo di spread e crisi… Boh… Forse perché le multinazionali sono l’unico parametro di valutazione ormai…

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    • business.we.love
      24 aprile 2012

      Ma sai che hai proprio ragione… spesso l’errore parte dal termine di pargagone, ragione per cui il gap sembra incolmabile. Ma non è necessariamente quello multinazionale il modello vincente oggi: torna ad essere importante valorizzare il territorio, incentivare l’eccellenza individuale, arricchirsi dei vantaggi della comunità. Chissà se i princìpi che valgono per il singolo possono essere estesi all’impresa: per esempio, per sentirsi appagati a volte basta cambiare punti di riferimento e sospendere il giudizio intransigente… Nei casi sopra citati, certo gli imprenditori hanno avuto le idee chiare fin da subito in tema di business d’impresa, ma non necessariamente l’obiettivo deve essere creare valore oltre misura… penso che l’obiettivo debba essere spostato piuttosto a: “creare il valore necessario a vivere degnamente nel rispetto della società tutta”.
      Che ne pensi?
      Detto ciò, per puro e semplice amore del buon gusto e della semplicità, trovo che il local assuma un certo fascino oggi, per quel suo sapore antico e postmoderno insieme… Mi sento felice quando vedo scene di vita contadina ambientate oggi come cent’anni fa!
      La scorsa estate correvo per le colline dell’astigiano, quando in un campo ho visto un anziano contadino che avrà avuto un’ottantina d’anni. Con la pelle abbronzata dal sole ed il sorriso sul viso, strappava a mani nude con vigore l’erbaccia dai campi perfettamente coltivati… Ma dove sono gli uomini così a Torino, a Milano??? Mi è sbocciato spontaneamente un gran sorriso e ho pensato: “Oggi come allora: anche se nei primi Novecento non c’ero, sono certa che mio nonno direbbe che qui nulla è cambiato”.
      Un abbraccio!

      Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 24 aprile 2012 da in business, comunicazione, etica, marketing con tag , , , , , , .
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