business.we.love

Moda News Lifestyle by Colette

DIARIO. Il Grand Prix delle emozioni.

Milano, serata di maggio davvero calda, dopo una giornata di lavoro delle più stancanti, il taxi mi lascia in piazza Piemonte con in mano l’agenda e il mio invito in cartoncino nero grammatura quattrocentocinquanta.

Mi presento davanti al Teatro Nazionale indossando jeans stretch color turchese, camicetta fiorata Japan style e gilet in denim original vintage di Lee. Ci ho messo un attimo a capire che ho sbagliato mise: intorno a me cominciano a radunarsi decine di donne in abito da sera, sandali gioiello e pochette.

Per farvi intendere di che cosa sto parlando: le più trascurate hanno trucco e parrucco che neanche Taylor di Beautiful e lamentano di non aver avuto il tempo per la pedicure. La pedicure? Io non ho avuto il tempo di pettinarmi, come conferma la mia immagine riflessa dalla vetrata del Teatro. Mi salva il tacco dodici delle mie meravigliose decolletée e la compresenza di quattro altre ragazze che, come me, non si sono prese troppo sul serio.

Quando il tipo dell’organizzazione (carino!) ci informa che per accedere al Teatro bisogna attraversare il red carpet, con tanto di fotografi e diretta, io e la mia maxi doctor bag marocchina (quella protagonista del post “Formazione commerciale presso il souk di Marrakech”) ci sentiamo morire! Per fortuna riesco a scampare le telecamere.

Per una buona mezzora la mia sensazione è quella di un pesce fuor d’acqua: mi sento senz’aria, credo davvero di soffocare tra tutta quella gente, quei vestiti da cerimonia, quel maledetto caldo. Troppo. Penso davvero: adesso vado via, questo non è il mio posto. Milano mi fa sempre questo effetto.

Poi arriva Raffaella Fico tutta lucida nel suo abito nero, con la cofana laccata e appena due dita di cerone. A quel punto il caldo sale ai massimi storici e decido: sì, adesso vado via. Sgomitando tra vippine starnazzanti, signore avvolte in pizzi e voulant di discutibile gusto e pubblicitari accompagnati da ragazze molto più giovani, addento un sandwich e, invece dell’uscita, imbocco il corridoio di accesso alla platea.

Come spesso accade, a scrivere la partecipazione su cartoncino nero velvet touch sono tutti molto competenti, ma di fronte alla folla impazzita di delinquenti in abito da sera i più vanno in tilt. E così, dopo diverse lacune organizzative (nessuno m’indica dove sedermi e non mi spiegano come usare il telecomando per votare gli spot, per farla breve: inspiegabilmente non mi trattano come la migliore delle attrici di Hollywood) finalmente raggiungo una poltroncina vicina alle uscite di sicurezza e, rassicurata dal maniglione antipanico e dall’aria condizionata, ricomincio a respirare regolarmente. E inizio a conversare amabilmente col mio vicino fino all’animarsi del palco.

Lo show è indescrivibile: Chiambretti è un animale da palcoscenico e ti fa davvero spanciare di risate. Gli ospiti importanti non si contano: un pacioso Gerry Scotti premiato dal figlio di Mike; l’elegantissimo Mario Boselli, Presidente della Camera della Moda, che dispensa a tutta la sala massime di Coco Chanel sull’eleganza: “Soit unique, tu seras indispensable” (forse ha notato anche lui quelle signore…?); Alberto Contri, Presidente di Fondazione Pubblicità Progresso; Franco Bonera, Direttore di Novella 2000; una dimagrita ma pur sempre esplosiva Valeria Marini; il Direttore di Tg24 Sara Varetto, bellissima, premiata direttore dell’anno; la splendida Dudu Manenga, cantante e attivista in Zimbawe, che si distingue per la potenza della voce e l’eccellente sense of humour; un sobrio Marco Balestri e molti altri ospiti di rilievo.

Tra gli spot in gara si distinguono per creatività “Surprise – German Style” di Ogilvy & Mathers Ukraine e soprattutto “The Date”, straordinario spot Heineken firmato da Wieden+Kennedy Amsterdam e diretto da Fredrik Bond, che vede il protagonista Guillaume Dolmans cercare di fare colpo sull’affascinante Samantha Rex in una Londra cosmopolita, superando numerose prove sulle note del celebre brano degli anni Sessanta “Jaan Pehechaan Ho” cantato dalla star di Bollywood Mohammed Rafi e reinterpretato dall’artista inglese Paul Kissaun.

Il vincitore della serata? Lo spot ‘Save the life’ di Avis Nazionale, creatività Leo Burnett, che si è aggiudicato il Premio. Clap clap. Esco dal Teatro prima di tutti, è quasi l’ora di Cenerentola e sono ancora più spettinata e stanca di quando sono arrivata. Attraverso la piazza arrancando sui miei dolorosissimi tacchi, sento l’aria fresca sulla pelle e avverto una piacevolissima sensazione di sera d’estate… Milano mi piace.

Sono felice d’essere sfuggita a quel mondo patinato. Qualcuno si volta a guardarmi: una neo-Cenerentola shabby chic in jeans turchese che esce dal Teatro un quarto d’ora prima della fine dello spettacolo, si aspettano forse che perda la scarpetta? Nello stato di grazia in cui vago, mi viene in mente la sola persona che vorrei incontrare nella notte milanese. Cammino lenta, avvolta nel mio benessere e con lo sguardo leggero lo cerco tra la gente pensando che – chissà – magari il destino è questa sera.

Ed ecco che proprio lì, in quell’attimo, mi sembra di scorgere la sua figura lontana che si muove tra i tavoli di un bar. Sorrido felice e decido di continuare per la mia strada. Era lui? Non lo so. Decido che il destino questa volta dev’essere leggibile, esplicito, palese. Di fronte a me ho un attraversamento pedonale e niente altro, quello che c’è a sinistra o a destra o in quel dehor non m’interessa. Non lo so se tornerai, ma non è stasera.

Sono contenta di questa serata: trovo eccitante conoscere personaggi dello spettacolo. Quello che preferisco è coglierne la normalità, vederli parlare e respirare tra la gente come chiunque altro, pensare che è un lavoro anche il loro. E realizzare che nessuno è migliore o peggiore di me, ma tutti hanno in testa più o meno quello che ho io, anche se con un’intensità e un disordine differente. Penso che la cosa importante nella vita, per tutti, è non perdersi.

Salgo in auto e guido fluida verso l’autostrada, come se avessi fatto quel percorso cento volte. Non mi perdo! E mi dico che la prossima volta che avrò il panico e desidererò scappare a rifugiarmi a casa, sarà sufficiente pensare che CASA è dentro di me. E che finché sono con me, sono a casa: in auto, in teatro, in strada. Ovunque.

2 commenti su “DIARIO. Il Grand Prix delle emozioni.

  1. candice5775
    1 giugno 2012

    Che serata!!!! é valsa la pena, pur stanca e di corsa. Non tanto per la Fico… ma perché andar via fa apprezzare casa. E trovare la strada diventa addirittura facile.

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: