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DIARIO. Il pensiero sostenibile.

Stasera non ho il coraggio di scrivere quello che vorrei, perchè quando le cose ti toccano davvero il giudizio fa più paura. Riflettevo su una cosa che da ieri mi rimbalza in testa: ho sentito verbalizzare il concetto che le nuove tecnologie imitano i processi naturali, “perché alla fine la natura fa le cose meglio”.

Non riesco a venire a capo di questa cosa, mi torna in mente nei momenti più strani, mi affascina ma non si sposta mai allo step successivo. Ed è raro per me che uno spunto non si trasformi in riflessione, mi fa sentire sempre al punto di partenza.

E’ come avere per le mani un oggetto apparentemente inutile… che so… una scarpa, una soltanto, non riuscire a trovare la gemella ma sentire di non doverla gettare via perché sai che detiene un valore immenso per il tuo futuro, anche se lì per lì non ne cogli il senso. Insomma, continuo a pensarci come se questo concetto – tipo una scarpetta magica – dovesse portarmi da qualche parte, da qualche parte ma non so dove…

“La natura fa le cose meglio”… Le case ecosostenibili si riempiono di tecnologie che producono energia imitando processi naturali. Oltre all’architettura, ci sono esempi anche in cosmetica, alimentazione, tessile e farmacia… Ma sento che questa cosa deve essere riportata su me stessa, sento che l’ecologia è un fatto mentale! Il bisogno di sostenibilità è in me sempre più forte.

“Sostenibile è un’azione destinata a conservare le condizioni energetiche, informazionali, fisico-chimiche che reggono gli esseri”. In qualche modo, mi comporto in modo sostenibile quando evito di fare una cosa che richiede uno stress eccessivo rispetto al beneficio che mi restituisce, quando rifiuto di allontanarmi dal mio “centro” per restare fedele alla natura che mi appartiene. Saper rinunciare, è un atto di conservazione e, quindi, di sostenibilità verso se stessi.

Leggo Fulvio Palmieri e, di fatto, leggo me: “Perché in realtà la sostenibilità non è concepibile senza un profondo ripensamento del modello di sviluppo occidentale che ha confuso l’obiettivo del benessere con l’accumulo dei beni, perdendo di vista altre modalità di evoluzione tese a perseguire realmente il fine di un buon vivere, fatto di equilibri tra gli uomini e tra uomini e natura”.

Mi arrabbio anche un po’, perché questo è il MIO pensiero e rileggerlo su un libro scritto diversi anni fa mi fa sbuffare. E’ come credersi pioniera di una terra inesplorata, per poi scoprire che dall’altra parte dell’isola c’è un resort cinque stelle… Beh, in verità sono contenta di non essere la sola a pensare che sia necessario rivedere i parametri della felicità, rivalutando l’importanza del rapporto con il territorio, i ritmi naturali, le forme ed i colori.

Solo che vorrei iniziare a farlo, uscire da questo rumore insopportabile che è inquinamento. Traffico, smog, chiasso, pensieri. Pensieri no stop. Vorrei trovare quell’altra scarpetta…

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Questa voce è stata pubblicata il 14 giugno 2012 da in comunicazione, etica, zen con tag , , , , , , .
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