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DIARIO, I atto. Una Cenentola in loop (verso Milano).

Le mie gite a Milano si sono fatte sempre più surreali. Il mio tempo libero da un po’ di tempo a questa parte s’è trasformato in un ricettacolo di esperienze che mi fanno sentire un po’ Cenerentola, con le sue contraddizioni ed il suo bipolarismo. Il quotidiano si accende di esperienze che mi vedono protagoniosta di coerografie disneyane in cui uccellini e topini parlanti mi cuciono addosso abiti da sogno per spedirmi ad un ballo dove il Principe Azzurro s’innamora di me. Salvo poi scomparire insieme a tutto il resto allo scoccare della mezzanotte.

Sì perché sulla fine succede sempre un gran casino: del tipo che oltre alla scarpetta perdo anche la carrozza e mi tocca tornare a piedi nudi. Oppure il Principe non mi raggiunge perché sulla strada trova un’altra che porta il 39 (che non è una misura tanto da Cenerentola). Mi è capitato anche di rivedere il Principe e di perdere il filo di quel che succede dopo: perché, alla fine, i fratelli Grimm non è che ce lo facciano sapere. Insomma, quando i Grimm hanno scritto la MIA favola di Cenerentola erano ubriachi, perché manca sempre un pezzo.

Stavolta doveva andare così: cinquanta minuti in Frecciarossa con l’aria condizionata ed io e il mio abitino in chiffon di seta bluette saremmo arrivati in tempo per fare un giro a Sì-Sposaitalia, per poi recarci allo showroom di Carlo Pignatelli usando come mezzo di trasporto il tacco a stiletto delle mie nuove decolletée pitonate color rosa cipria. Il resto doveva venire da sé…

Invece è andata così: mi sveglio col mal di testa ed inizio a sbuffare, mi butto sotto una doccia rilassante e con fare anemico scelgo il look. Un make-up leggero e capelli sciolti per corredare il mio abitino in chiffon di seta bluette perfettamente stirato. Anche se il mio umore è quello di una emo di quattordici anni che medita il suicidio, ancora non posso immaginare che quello che dovrebbe essere un viaggio lampo in prima classe si trasformerà in un Interrail.

Arrivo in stazione in perfetto orario, faccio il biglietto e vado a prendermi un caffé. Cinque minuti prima dell’orario di partenza mi reco al binario con la calma nel cuore… Tragedia: il treno è fermo in stazione a porte chiuse, nessuno mi apre, la scena si trasforma nel momento drammatico di un film in bianco e nero.

La bella cotonata, con espressione drammatica e lucciconi, insegue disperatamente il treno su cui s’è accomodato il suo amato che va in guerra. Eccomi lì, ad implorare inutilmente di riaprire le porte del treno in partenza, a pregare un capotreno qualsiasi come non ho mai pregato nessun uomo nella mia vita. Esito negativo: ciuf-ciuf ed il convoglio mi parte sotto il naso, mentre l’orologio di stazione non segna ancora l’orario di partenza.

Penso di essere la sola, in Italia, che perde un treno perché parte in ANTICIPO. Ho beccato l’unico Torino-Milano che ha fatto suoi tutti i complessi di Trenitalia, accusata per anni di accumulare ritardi. Un treno ansioso che, per paura di essere rimproverato, fa che scappare prima del tempo. Mi guardo intorno basita, col biglietto penzolante in mano, e noto accanto a me un individuo altrettanto attonito.

Io non è che resto tanto ferma ad aspettare che la vita mi prenda a schiaffi: così, dopo aver sbraitato qualcosa, inizio a correre. Il malcapitato gigante dandy accanto a me, con una dedizione che nemmeno il più innamorato dei miei ex, mi segue a ruota rischiando l’arresto cardiaco per stare dietro alla mia corsa sfrenata verso la metropolitana.

In questi abominevoli momenti afosi, sotto un sole a trentacinque gradi e l’aria immobile, con il grazioso abitino di chiffon di seta bluette appiccicato addosso, ringrazio le mie esperienze di sporadico running cocconatese. Ogni tanto mi volto a guardare il mio compagno: un metrosexual di grandi dimensioni che con difficoltà sciabatta tutto scoordinato ed agonizzante lasciandosi alle spalle scie di sudore…

Il mio obiettivo è volare in metropolitana verso la stazione successiva. Il mio obiettivo fallisce immediatamente: a Porta Susa si ripete la scena da film in bianco e nero, ma stavolta inizio a dichiarare che “questa storia non finisce qui” e “le FS mi sentiranno perché io… io sono… io posso…”, però non mi viene nulla da dire per concludere la minaccia… Recuperata la calma, attendo con pazienza il treno successivo. Accanto a me il metrosexual crolla su una panchina. Credo sia morto.

Il treno successivo, ovviamente, non può che essere un Interregionale decadente che promette di portarmi a Milano in un’ora-e-mezza-che-poi-sono-minimo-due. “Ci manca solo che manchi l’aria condizionata” – penso – ma mi sbaglio perché le sorprese di Trenitalia non cessano: cosa c’è di peggio di un Interregionale senz’aria condizionata? Un Interregionale con l’aria condizionata a palla, effetto Siberia.

Il mio abitino in chiffon di seta bluette è ormai un disastro, ho i capelli arruffati e mi sento il pagliaccio Scaramacai. Chiamo la mia migliore amica Elena e piagnucolo: “Ele, sono il pagliaccetto Scaramacai…” e lei ride. Quando Elena ride ristabilisce il mio buonumore in trenta secondi netti. Dopo averla salutata, come in ogni fiaba che si rispetti, sul treno incontro due aiutanti: lo Spazzacamin’ e la Fata Turchina.

Il primo è di Casablanca, gli racconto la mia avventura anomala e replica: “è tutto una vergogna! Il Torino-Milano è sempre in ritardo!”. Ma in questo luogo comune non sappiamo come iscrivere la storia del mio Frecciarossa in anticipo e concludiamo con “è tutto una vergogna!”, che va sempre bene. Fra l’altro, dato che lui non è Svizzero-tedesco, intuisco che l’organizzazione italiana ormai fa schifo anche a chi è abituato al Marocco.

La Fata Turchina, invece, è una ragazza bionda con giganteschi occhi blu che mi guarda, mi guarda incessantemente, poi si siede vicino a me… Ed inizia a farmi domande, su cosa? Sui metodi di epilazione. La conversazione prende una piega surreale, scivoliamo chissà come in dissertazioni sull’amore e ci immergiamo in una estemporanea seduta di psicoterapia. Condividiamo paure, desideri e slanci emotivi, poi mi lascia il suo numero chiedendomi di richiamarla. Sono certa che per tutto il tempo della nostra chiacchierata lei non abbia mai sbattuto quegli occhi enormi spalancati senza sosta su di me.

Il blog di Nicoletta Napoli.

6 commenti su “DIARIO, I atto. Una Cenentola in loop (verso Milano).

  1. candice5775
    24 giugno 2012

    esilarante!!!!!!! non puoi pubblicare le foto dei tuoi outfit? e del metrosexual morto sulla panchina??

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  2. Ele
    25 giugno 2012

    Fantastica!

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  3. nina
    27 giugno 2012

    Cenerentola non si ferma mai!

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  4. stella164
    22 settembre 2012

    Anche a me è successo di perdere un Frecciarossa perchè in anticipo. Sembrava la scena di un film. Adesso penso che queste cose non capitano solo a me.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 giugno 2012 da in moda, shopping con tag , , , , , , , , .
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