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DIARIO. Il pensiero sostenibile: j’ai le coeur réveur.

Eccomi qui: la mia specialiazzazione è “Architettura dei castelli in aria”. Sono imbattibile.

Ne “Il lottatore di Sumo che non diventava grosso” di Eric-Immanuel Schmitt, il maestro zen dice all’allievo che si lamenta di non riuscire a smettere di pensare: “Tu pensi troppo, ma pensi anche troppo poco: perché anche se pensi di continuo, pensi male” (non era proprio così, ma tant’è).

Quando mi chiudo nello stanzino buio del mio castello in aria, con la testa gonfia di domande che cominciano sempre con se- e con ma-, ho imparato a chiedermi: “è sano?”. E nove volte su dieci questa consapevolezza basta a interrompere il flusso incessante di pensieri.

La  mia testa è come la mia topolina russa Bonjour: quando si annoia inizia a correre sulla ruotina con gli occhi che guardano il vuoto. Ma se proprio non riesco a smettere di pensare, cerco almeno di farlo in positivo. Gramellini scrive: “I SE sono il marchio dei falliti! Nella vita si diventa grandi NONOSTANTE!“. B-bombaaa!

Secondo l’antica filosofia yoga i pensieri, proprio come i network radiofonici, viaggiano su frequenze d’onda. Alcune raccolgono le energie positive ed altre quelle negative: se setti i tuoi pensieri sulle frequenze positive raccogli tutto il bene del mondo. La nascita di un bambino, l’amore, la pace.

Se ti connetti sulla frequenza sbagliata potresti viaggiare sulla stessa frequenza delle guerre, delle atrocità e della morte. Raccoglieresti dentro di te quella sofferenza: questo spiega perché, a volte, per delle scemenze stiamo male come se stessimo elaborando un lutto.

La rivoluzione del pensiero arriva dai seminari sulle tendenze del business: alla fine, dopo tanta ricerca, le nuove tecnologie all’avanguardia imitano i processi naturali. Perché la natura fa le cose meglio e finalmente lo abbiamo capito.

Come la filosofia yoga e i precetti zen, sento che questo traguardo del pensiero deve essere riportato su me stessa, perché l’ecologia è un fatto mentale ed il bisogno di sostenibilità è sempre più forte.

“Sostenibile è un’azione destinata a conservare le condizioni energetiche, informazionali, fisico-chimiche che reggono gli esseri”. In qualche modo, mi comporto in modo sostenibile quando evito di fare una cosa che richiede uno stress eccessivo rispetto al beneficio che mi restituisce. Saper rinunciare, è dunque un atto di sostenibilità.

Mi lascia di sasso leggere Fulvio Palmieri: “Perché in realtà la sostenibilità non è concepibile senza un profondo ripensamento del modello di sviluppo occidentale che ha confuso l’obiettivo del benessere con l’accumulo dei beni, perdendo di vista altre modalità di evoluzione tese a perseguire realmente il fine di un buon vivere, fatto di equilibri tra gli uomini e tra uomini e natura”.

Mi sconvolge incontrare un pensiero uguale al mio: è come aver creduto di percorrere una terra inesplorata e poi, dopo giorni di pesca a mani nude, scoprire che dall’altra parte dell’isola c’è un resort cinque stelle.

Ma sono contenta di non essere la sola su questa Terra a pensare che sia necessario rivedere i parametri della felicità, rivalutando l’importanza del rapporto con il territorio, con la natura, i suoi ritmi, le forme ed i colori. Ristabilendo gli equilibri del mondo esterno e del proprio universo interiore, dal caos allo zen.

Il blog di Nicoletta Napoli.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 giugno 2012 da in business, etica, zen con tag , , .
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