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DENUNCIA. La vie est tranquille?!?

Immagine di Marsiglia dal film "La ville est tranquille" di Robert Guédiguian.

Immagine di Marsiglia dal film “La ville est tranquille” di Robert Guédiguian.

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Questo blog è nato per trattare argomenti perlopiù leggeri, in cui le mie esperienze personali sono state un pretesto per suggerire spunti di riflessione rispetto al nuovo mondo in cui stiamo cercando di tracciare passo dopo passo il nostro cammino. Un percorso di fiducia, nel rispetto per gli altri e l’ambiente, mossi da una curiosità incontenibile e dall’istinto di esplorazione.

Ho scelto di evitare argomenti pesanti, controversi o impegnati perché io stessa a volte faccio fatica a formarmi un’opinione definitiva su moltissime tematiche in cui si mescolano fede, valori, esperienze. Scriverne diventa complicato, perché quando metti qualcosa nero su bianco devi crederci infinitamente e i tuoi livelli d’informazione devono sfiorare l’eccellenza.

Oggi posto un articolo che esce dagli standard di questo blog per indagare un tema grave, che mi trovo ad affrontare mossa dal dovere di denuncia e dalla speranza che questa voce si unisca ad altre simili per fermare il moto di indifferenza che sta interessando gli animi in questi ultimi decenni in cui l’indecenza, la paura, il cinismo hanno dominato sul sostegno comunitario, sui valori etici e sull’istinto di solidarietà che deve pur esserci da qualche parte, seppure assopito.

Venerdì sera passeggiavo per il centro della cittadina francese di Marsiglia, poco lontano dalla celebre Canebière, c’era ancora luce e il marciapiede era gremito di gente che andava e veniva in tutte le direzioni. Era una bella serata, caldissima, perfetta per andare a cena in uno dei localini del quartiere La Pleine. Era proprio là che mi stavo dirigendo insieme ad un’amica.

Marsiglia è disarmonica di base, ha uno spirito contraddittorio, violento. Si mescolano colori e forme producendo rumori così assordanti che alla fine nel caos totale si produce una specie di armonia forzata dall’istinto di sopravvivenza. In questo insensato casino che assume un ordine suo malgrado, tra la folla che va e viene come nulla fosse, scorgo un corpo immobile gettato a terra, seminudo.

Il mare di gente che sale e scende mi trascina per un tratto di pochi secondi nel suo indecente flusso d’indifferenza, finché torno indietro di pochi passi allibita dall’andirivieni completamente assente di chiunque passi per strada ignorando quel corpo mezzo morto e privo di dignità. La schiena livida, i pantaloni mezzi calati, la t-shirt strappata in brandelli e la sua intera fisicità gettata nello squallore. Il volto indecifrabile di un giovane uomo in una macchia gonfia di barba e polvere.

Osservo attentamente lo sterno e colgo un lieve accenno di respiro, chiedo a gran voce se qualcuno ha chiamato i soccorsi e da un angolino mi risponde una donna che, avvilita, mi dice di averli chiamati e di aspettare da parecchio. Ha l’aria di essere una di quelle persone buone che aiutano gli altri per una specie di rassegnata abitudine. Le chiedo se è sola, mi dice di sì, non riesco a non fermarmi ad aspettare con lei.

Nel mio cuore la preoccupazione per la vita di quel ragazzo si mescola al dispiacere per l’attesa dei soccorsi. Le mezzore passano veloci, la città non rallenta e gli aiuti tardano ad arrivare. Cresce il disgusto per l’indifferenza della gente, la pena per quel corpo senza dignità. In un angolo aspettiamo, non ci vede nessuno ma noi vediamo tutti. Uno, due, dieci, duecento passanti… uomini, donne, giovani, anziani. Nessuno si ferma, nessuno soccorre.

Solo un paio di ragazze hanno la mia stessa reazione, spieghiamo loro che i soccorsi sono stati chiamati. Ma decine di ragazzi della mia età passano accanto al suo corpo ignorandolo, o lanciando risatine e sguardi di disprezzo, proseguendo per la loro strada senza il minimo cenno di sensibilità. Sono allibita: se un giorno la vita di dà addosso e ti ritrovi a morire per le strade del centro, è questa la risposta della mia generazione? È questo il sostegno di un Paese civile?

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Questa voce è stata pubblicata il 28 luglio 2013 da in comunicazione con tag , , .
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