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Moda News Lifestyle by Colette

PSICO. Non c’è una strada uguale all’altra.

Le preghiere. Un giorno a Genova feci un pericoloso contromano in auto per distrazione. Avevo lavorato fino a tardi, pioveva forte. Nonostante le giustificazioni è una cosa che non mi perdonai facilmente: ricordo perfettamente che quando accadde ero in stato di attenzione, perciò non mi spiegai mai l’accaduto. Pregai.

L’assurdo. Il giorno dopo continuava a diluviare, ancora sconvolta raccontai l’episodio a Cristina durante un breve tragitto in auto. Accadde l’assurdo: nel giro di una manciata di chilometri incrociammo sulla strada ben due pericolosi contromano. Un frontale ed un’inversione in prossimità di due uscite, senza vittime fortunatamente. 

La cronaca. Restammo in silenzio, sconvolte. Poche ore dopo seppi che in quelle stesse ore una ragazza francese in stato depressivo aveva percorso decine di chilometri di autostrada ligure in contromano, era stata ripresa dalle telecamere e poi era scomparsa misteriosamente.

Di questa storia non scrissi sul blog: certe cose si depositano dentro con la grazia di ciò che non ha senso ed è più facile tenerle taciute. Troverete invece un report puntuale di quella giornata di un anno fa trascorsa con Cristina al Museo dell’Automobile a veder sfilare la moda italiana km zero, in cui non vi è cenno di contromano.

Oggi mi torna in mente tutto insieme, come un reflusso acido, mentre leggo la definizione di “inconscio collettivo” a cui mi hanno portata le ricerche sul web che seguono il recentissimo incontro con Mirella Balla, fondatrice nel 1978 della prima scuola di yoga torinese e ricercatrice di psicosintesi.

La prima volta che sentii parlare di inconscio collettivo, fu in occasione di quei misteriosi contromano. Federico ascoltava colpito il mio racconto e disse: “Accidenti, sembra un caso d’inconscio collettivo… Leggiti qualcosa, è pazzesco!”. Dato che Federico usa spesso la parola “pazzesco”, mi dimenticai della conversazione.

Wikipedia: “L’inconscio collettivo, secondo Jung, rappresenta un contenitore psichico universale, vale a dire quella parte dell’inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani”. Federico mi parlò di una forza collettiva che agisce sulle menti dei singoli, in questo caso ribaltando un automatismo come quello della guida.

Il concetto di inconscio collettivo si può ricondurre alle radici della disciplina della psicosintesi, teorizzata per la prima volta dallo psichiatra Roberto Assagioli di estrazione junghiana, poi distaccatosi per proporre una visione dell’individuo che all’analisi integrasse la realizzazione spirituale del sé, come espressione di una vocazione non necessariamente religiosa.

La psicosintesi può essere definita con ironia un paradigma psicoterapeutico km zero, in quanto sviluppata interamente in Italia. Il principio è del tutto condivisibile: “nella cura dell’anima, alla fase analitica, deve seguire una fase sintetica, cioè più attiva e orientata alla scoperta della volontà personale”. Inattaccabile, ça va sans dir

Quando l’armonizzazione delle varie funzioni psichiche dell’Io evolve nella ricerca di una dimensione spirituale in cui il Sé si possa realizzare, si entra in un’area che accarezza discipline orientali come lo yoga: qui trova spazio la missione di Mirella Balla.

A pochi chilometri da Asti, tra i boschi verdissimi di Piea, si cela da anni un centro studi di psicosintesi, yoga e teosofia. Cascina Vacarito è un micromondo al profumo d’incenso che si espande dentro ad un cascinale immerso nel verde, dove hanno luogo incontri di meditazione, psicologia, musica e pittura.

Ho percorso per cinque anni queste strade distrattamente, colate d’asfalto curve che tagliano le colline salendo e scendendo, chilometri di campagna senza identità, colorata solo dal verde dei campi e dal blu del cielo, ispirata dai profumi forti di una natura che va avanti nonostante

Ora mi domando inevitabilmente: chissà se dietro ogni fila di alberi che costeggia la statale, si nasconde qualche curioso micromondo che sta aspettando solo di essere scoperto? Sono stata pronta ad andarmene diverse volte, perché il Monferrato aveva smesso di sorprendermi, poi è sempre capitato qualcosa di inatteso.

Questa è la magia dei posti, di qualsiasi posto nel mondo. Questa è la magia della vita, di qualsiasi vita. Ed è il caso di ricominciare a credere ai desideri, anche per una come me che non riesce a vedere una stella cadente. Perché c’è sempre un’alternativa: quando non vedi cadere una stella, il caso può regalarti una lanterna tailandese da far volare mentre esprimi un desiderio.

Mi è successo esattamente questo qualche notte fa. Ma questa è un’altra storia, una di quelle che si depositano dentro con la grazia di ciò che è intimamente taciuto e che, se varrà la pena, magari racconterò tra un anno mentre una scintilla mi riporterà in vetta ai ricordi e poi ancora più su, più su…

strada

Il blog di Nicoletta Napoli

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