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DIARIO. Sparire in un cammeo.

cammeo

Quando guardo un cammeo si apre dentro di me un mondo di eleganza che mi riporta a profumi antichi. Come quello di casa della nonna, ricca di dettagli che la rendevano speciale: la scatola con le fotografie di famiglia, volti che cercano la posa perfetta in uno scatto che potrebbe essere il solo di tutta una vita; l’armadio della biancheria, quello in cui mi nascondevo immersa nell’odore acre della naftalina; i prodotti di bellezza in fila sulla mensola del bagno, tra cui un unico rossetto scarlatto come il sangue.

Accanto al ricordo tenue delle spille gioiello e della cipriera di giada, si infilano una dietro l’altra tutte quelle cose che teniamo chiuse nel cassetto dei ricordi. Pochi elementi, essenziali, come a voler dire che l’eleganza ha bisogno di dettagli per esprimersi: la sensualità delle labbra dipinte, la delicatezza di un’eau de toilette pregiata dosata con cura, la ricercatezza di un filo di perle che cadono tono su tono sulla pelle candida delle donne d’altri tempi.

Il cammeo è un ritratto classico di donna, inscritto in un gioiello, dentro al quale non posso fare a meno di cercare me stessa come di fronte ad uno specchio. Nella definizione di cammeo in qualche modo si parlerà anche di me che mi ci rifletto: si parlerà della mia vanità, della ricerca di un lineamento in comune sulla linea della fronte e poi giù verso naso, sul mento e in caduta libera sul collo lungo. Eccolo: scolpito in una miniatura elegante, il ritratto essenziale di chissà quale donna in cui ritrovo inevitabilmente me e tutta la calma del mondo.

Ritrovo pure altre cose: come un’acqua di colonia che viene dall’Oriente, mi è appartenuta in chissà quale tempo antico e ne avverto ancora il profumo speziato sulla pelle. E poi, giuro, tra i capelli si è insidiata secoli fa una corona di fiori che non so più da dove provenga. Forse dal giardino di quella villa ricoperta d’edera dove secoli fa avevo l’abitudine di camminare a piedi nudi tra le rose. Indossavo una veste bianca e giocavo ad arrotolare le ciocche di capelli tra le dita. Posso ancora sentire sotto i polpastrelli il tocco di velluto dei petali freschi.

Vorrei essere lei: il volto di donna bianca e perfetta di un cammeo. E guardare il mondo attraverso i suoi occhi immacolati, quegli occhi che non hanno mai bruciato sotto la finzione del trucco, dietro la lente amara delle lacrime. Osservare tutto in silenzio, appesa al collo di donne bellissime, riposando quiete sui loro abiti migliori, cercando timidamente lo sguardo dei loro amanti. E soltanto io saprei la verità.

La verità di appartenere ad un universo che si espande ben oltre una cornice d’oro, la cui prova è quello sguardo che volge altrove. In quel mondo ci sono giardini immensi, la freschezza del lino sulla pelle nuda, il profumo d’incenso delle sere d’estate e le note di una composizione classica che invade ogni angolo e s’insinua in ogni incontro. Sento già il suono del vento tra gli alberi e le voci di due uomini in lontananza, ma in testa ci sono solo piccole segrete poesie.

Potrei farne una ragione di vita: sparire in un cammeo.

eva riccobonoNIKI

5 commenti su “DIARIO. Sparire in un cammeo.

  1. Roberta
    5 settembre 2013

    Non rinchiudetemi in un cammeo.

    Ogni cosa ferma mi fa paura. Ogni cosa chiusa mi fa orrore. Le idee, le gambe, le case. Ogni cosa ferma mi fa orrore. La perfezione esiste. Mente chi dice il contrario. E’ il concetto di durata, di tempo che ci inganna. La perfezione esiste ma non è ferma. La perfezione è un alito di vento che ci precede, che ci lambisce, che ci segue. Ci sono attimi, impercettibili e leggeri come cipria, minuscoli frammenti di tempo in cui il nostro passo è il passo di quell’alito di vento. Ed è li, il nostro cristallo di perfezione. L’attimo in cui tutto è al suo posto, quel frammento di perfezione assoluta. Il corpo è quello che deve essere e fa quello che per natura deve fare, la mente, la pancia lo seguono all’unisono. Perfetti. E’ uno sguardo, una notte, un bicchiere, una vita. Non hai caldo e non hai freddo, sei dove devi essere e le gambe non cercano altro. Si la perfezione esiste ma è un alito di vento, si allontana, torna, fluisce. La perfezione è una donna silente, bella, leggera e profumata. La senti anche se non la vedi. La perfezione è un profumo. Non si insegue, non si minaccia, non si pretende, è come aria come vento, devi saperla accogliere. Devi saper sviluppare l’olfatto. La perfezione è un profumo come la nostra bellezza. Il profumo non si rinchiude, si libera tra i corpi, tra le case, tra le vie di questa città. Ogni cosa ferma mi fa orrore. La perfezione si muove. Io con lei.

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  2. business.we.love
    6 settembre 2013

    Grazie Roberta, è sempre un piacere leggerti e rileggerti.
    Aspetto un tuo blog…

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  3. Barbara
    25 settembre 2013

    Non centra un tubo con il post ma ti sto nominando per il “The versatile Blogger award” info e istruzioni se ti interessa sul mio blog fra poco http://bbabbyy.worpress.com Bye!🙂

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  4. candice5775
    16 maggio 2014

    Bello…un omaggio alle donne…

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Questa voce è stata pubblicata il 3 settembre 2013 da in comunicazione, moda, zen con tag , , , , , , .
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