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VERITA’. Sixto Rodriguez quasi per caso.

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Eccoci qua, col primo assioma della comunicazione: “e’ impossibile non comunicare”. Buu, che noia, ancora ‘sta roba?! E ancora si, accidenti.
C’entra poco, forse nulla, ma in questi giorni al cinema danno un documentario che ha vinto un Oscar (e se l’e’ meritato) raccontando un caso musicale di non comunicazione, proprio all’epoca dell’egemonia mediatica. Una storia che ti fa ripetere in continuazione: “e’ pazzesco!”, mentre sgrani gli occhioni dentro al maxischermo della sala.
E’ la “favola” di Sixto Rodriguez, che nella Detroit degli anni Settanta incide un disco semplicemente wow. E toh, dato che lui e’ latino e insomma se fosse stato bianco o nero sarebbe stato piu’ glamour, fa flop. Ma incredibilmente flop, perché davvero non ha molto da invidiare a Bob Dylan accidenti!
Però niente. Intanto il disco finisce per puro caso in Sudafrica dove una nuova generazione di ribelli e’ a caccia di simboli per connotare la protesta dell’Apartheid. E tutti vanno pazzi per Rodriguez, lo duplicano come matti e ne fanno un fenomeno. Una casa discografica si appropria del copyright e toh, affare fatto, qualcuno s’arricchisce per anni mentre quella povera anima di Rodriguez vive da muratore in una trististima Detroit, con i sogni chiusi dentro un cassetto. Ignorando di essere una star, un mito generazionale per un intero mondo in protesta, un mondo che lo canta, lo suona, lo impone contro le forze del potere!
Prima domanda: cosa rende dei pezzi scritti da un cantautore triste per le strade degli States inni contro il potere che schiaccia il Sudafrica? La parola SESSO, vietata dalla censura e dunque simbolo della libertà, di tutte le libertà ed anche di quella del colore della pelle. Affascinante, no? Un grande grido contro le catene, in cui sesso e pelle urlano all’unisono per lo sdoganamento da qualsiasi cosa.
Ma quel che mi ha lasciata senza parole e’ la totale assenza di flussi di comunicazione tra i due giganti Sudafrica e Usa, tanto che il grande successo di un uomo piu’ famoso dei Rolling Stones in uno era totalmente ignorato nell’altro (permettendo cosi alle case discografiche di arricchirsi alla faccia di Sixto Rodriguez che nel frattempo puliva dignitosamente dei gran pavimenti).
Oggi con Internet sembra impossibile immaginarlo, eppure dove ci sono dittature ed oppressioni la comunicazione e’ tutt’oggi nei limiti del possibile fatta oggetto di censure antidemocratiche, però capita che qualcosa sfugga al controllo…che un seme si nasconda nella terra e nasca una pianta che grida libertà.
Ma, amici musicisti o aspiranti tali, attenzione a non illudervi con cio’ che qualcuno dei vostri pezzi stia riscuotendo il sospirato successo in un paese lontano… detto questo, sognare non costa nulla.
Fatto certo e’ che il flop statunitense ci apre gli occhi su una grande verita’: non e’ detto che sia bello solo cio’ che piace. Anche se oggi nessuno vi ha detto quanto siete bravi non e’ detto che non lo siate, per questo dobbiamo essere ogni giorno degli eroi anche e soprattutto se stiamo pulendo pavimenti.
Andate a vedere Sugar Man, questo e’ il titolo del film documento su Sixto Rodriguez, che e’ molto molto bello.

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