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DIARIO. Sul perdono e sul caso.

Nei prossimi giorni vi racconterò quale viaggio meraviglioso è stato quello che mi ha portato negli scorsi 10 giorni ad attraversare le terre d’Israele e della Palestina: a partire dal meltin’ pot intrigante di Tel Aviv, attraverso il misticismo di Gerusalemme e l’apice della spiritualità raggiunto nel deserto di Giuda. Ma oggi voglio appuntarmi qui un pensiero che parla, anziché di passato, di futuro: le parole del giorno sono PERDONO e CASO.

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Sul perdono.

Per noi è un concetto prettamente cristiano, che si trascina così anche un difficile peso. Il perdono è un tema delicato che ho deciso essere al centro della mia prossima ricerca interdisciplinare, pensate solo a quanto siano soggettivi i TEMPI del perdono e a quanto questi tempi siano i responsabili della fine di molti rapporti, perché l’uno ha bisogno di tempo e l’altro è morso dall’urgenza. Sono infiniti gli esempi di come il perdono sia passibile di riflessioni che ci portano a comprendere che questo sentimento delicato e complesso incide tantissimo sulle nostre vite. E nelle altre culture, poi, che succede? Il perdono esiste in tutte le società? Lo vedremo insieme.

Adesso desidero soltanto raccontarvi come in pochi giorni esso sia diventato protagonista della mia quotidianità senza, in verità, interessarmi direttamente per un qualche fatto specifico. Oggi ho ricevuto al lavoro una donna che, parlando, mi ha raccontato di aver fatto tutto il viaggio per raggiungermi riflettendo sul perdono. E qui mi s’è accesa la lampadina: ieri una cara amica mi ha chiesto, parlando di un’altra da cui mi sono separata per temporanea incompatibilità, “l’hai perdonata?”. Non ho saputo rispondere perché non sono arrabbiata con lei, può esistere perdono che non sia preceduto da rabbia? La ricerca sarà complicata ed affascinante…

La scorsa settimana vagavo nella Basilica del Santo Sepolcro nell’Old City di Gerusalemme e ho scoperto un altare sul quale in molti hanno lasciato le loro preghiere su bigliettini di carta. Ho pensato: “chissà se ho ancora quella frase nel portafogli…”. Ho cercato un vecchio biglietto prestampato che avevo preso in un negozietto tanti anni fa, quasi dieci, un biglietto che ha girato il mondo con me insieme ad altri piccoli ricordi dentro una bustina nel portafogli. Il bigliettino, trovato, recitava: “Se non perdoni i tuoi stessi errori, chi potrà farlo e chi lo farà?”: Era il momento giusto per lasciarlo andare, aspettava quel giorno da dieci anni ed ora poteva abbandonarsi nel luogo più sacro del pianeta e lasciare una preghiera importante per me e per l’umanità intera. Il perdono ricorre così per tre volte negli ultimi giorni ed in tre luoghi molti distanti tra loro: è un caso?

Sul caso.

Oggi un’altra amica mi ha mandato un pensiero che recita: “nella tua vita niente avviene per caso, le persone e gli avvenimenti che compaiono nella vostra vita nascondono importanti motivi, significati e spiegazioni. Per questo sbagliamo quando pensiamo che incontri e rapporti siano casuali: tutto dipende da una forza potente che ci collega e favorisce determinate conoscenze e relazioni”. Curioso: ieri l’amica del racconto precedente mi ha raccontato come le siano capitate a tiro delle conferme della causalità di alcuni fatti importanti della sua vita… E siamo a due donne portatrici dello stesso messaggio in due giorni. Che altro accadrà?

E vi garantisco che, senza essere stata vittima di alcuna suggestione, ogni particolare dei miei racconti di Gerusalemme, che presto condividerò con voi senza inoltrarmi troppo nei dettagli privati del mio spirito, portano indubbiamente questo messaggio: nulla è per caso. E allora che perdono sia… So da dove iniziare, lo sapete certamente anche voi. Nel farlo, ricordate questo: UNA BUONA SCUSA E’ FATTA DI TRE PARTI, “MI DISPIACE”, “E’ COLPA MIA” E “COSA POSSO FARE PER RIMEDIARE?. Se è tardi per farlo, perché quella persona non c’è più, andate in uno dei suoi posti preferiti e chiedetele perdono.

 

 

10 commenti su “DIARIO. Sul perdono e sul caso.

  1. paolobertini
    5 maggio 2014

    C’è una strada difficile da percorrere, dove tutto cambia per il solo fatto di andare. Buona fortuna viaggiatrice.

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  2. Marcel de Proust
    6 maggio 2014

    viaggiatrice con l’anima e con il cuore…..

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    • business.we.love
      9 maggio 2014

      Ciao Macel, come stai? Sto lavorando tantissimo e quindi non riesco a pianificare il nostro prossimo incontro, ma sarà entro maggio spero. Tu sei tornata con buone notizie dai tuoi tour esplorativi?

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  3. Stefano
    6 maggio 2014

    Mentre mi accingo a scrivere un breve commento su questo nuovo emozionante pezzo, mi arriva una tua mail che parla di questioni pratiche.
    Il filo conduttore è il caso (forse anche qui…) ma aggiungerei “oscillazione” alle due parole del tuo tema.
    Siamo in bilico tra ciò che vorremmo accadesse ed a volte accade per caso e tra il desiderio di perdonare e la concreta determinazione di confermarlo al resto del mondo.

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    • business.we.love
      6 maggio 2014

      Grazie a tutti per aver letto e commentato🙂
      È un tema talmente vicino a tutti noi…

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    • business.we.love
      9 maggio 2014

      Nel frattempo, da questo post ad oggi, è passata diversa ACQUA sotto i ponti (e anche nei sogni ;-))… alla prossima avventura emozionale, al prossimo gioco di parole e al prossimo sogno da inventare!

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  4. controlvi
    9 maggio 2014

    sarebbe bello riuscire anche ad imparare dai propri errori oltre a perdonarli.

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    • business.we.love
      9 maggio 2014

      Io ci provo sempre, con tutta me stessa, a mettermi in discussione: ti rende vulnerabile agli altri, ma è una grande forza in fondo… la fragilità! Con tutte le mie risorse ci provo anche se, molto spesso, si capisce soltanto dopo anni e in certi casi non si può capire mai.

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      • controlvi
        12 maggio 2014

        non so…… non riesco proprio a vedere la fragilità come forza! e pensare che, capire di aver imparato, potrebbe essere un’ attesa così lunga mi rende triste!

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Questa voce è stata pubblicata il 5 maggio 2014 da in etica, zen con tag , , , , , , , , , , .
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