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DIARIO. Il giorno della rivalsa.

gelato

Elisa si accende la sigaretta con le mani che le tremano dal nervoso: “Non posso crederci, mi ha scaricata! Proprio lui, che poi nemmeno mi piaceva tanto… Ma non potevo lasciarlo io?“. Ma che sta dicendo? Non le piaceva tanto? E le ore che ho perso ad ascoltarla mentre mi srotolava davanti al naso tutte le sfumature di quel che lui aveva detto, scritto, fatto… chi me le restituisce?

“Hai ragione”, le dico, “non ti piaceva e quindi che senso ha stare qua a farsi venire i nervi? Ti ha facilitato le cose… usciamo a prenderci un gelato dalla Vanna?”. Riparte: “No ma non hai capito, io non provavo emozioni così forti da secoli!”. Perfetto, non ha appena detto che non le piaceva? “Hai appena detto che non ti piaceva!”. La sua faccia si trasforma nel muso avvilito di un cucciolo abbandonato, il mento inizia a tremolare in quel modo lì che mi tira giù tutte le difese. “No no scusa, ho capito male io…”. E ricomincia il lamento.

Un’ora dopo stiamo ancora leggendo i messaggi che lui le ha scritto a marzo (siamo a fine luglio, potete immaginare quanto manchi alla fine). Vorrei la formula magica per spalmare del balsamo sull’ego di tutte le mie amiche: un balsamo magico che faccia crescere l’autostima a dismisura, le faccia correre sul tacco dodici senza provare dolore e faccia loro schivare per sempre gli schiaffi della vita con piroette degne di una danzatrice bulgara a piedi nudi sui braceri ardenti.

Non so più cosa inventarmi, quando il mio cellulare s’illumina e toh! E’ quel tizio scomparso un anno fa, lo scultore-modello che mi ha portata fuori a cena tre volte (sushi – thailandese – messicano) e poi prima che arrivasse la cena tanto agognata in trattoria “Da Nonna Gina” è scomparso misteriosamente nel famoso buco nero che ogni tanto se ne prende qualcuno. Non sapendo cosa pensare, lo avevo dato per fidanzato.

Leggo il suo sms e in un attimo ecco arrivare la rivelazione, la impacchetto velocemente e ne faccio immediato dono alla mia amica: “Eli, ascoltami bene. Anzi fai così…” allungo la mano verso lo scrittoio e le porgo carta e penna “…gentilmente prendi appunti…”. Lei mi guarda come se fossi scema, giustamente, ma leggo nei suoi occhi una punta di speranza che la motiva ad afferrare il blocco ed impugnare la Bic scappucciandola così come si sfodera la spada prima di un grande combattimento.

“Arriverà presto il giorno della rivalsa: quando lui, lasciato a sua volta da una ignota giustiziera  arrivata dopo di te per ristabilire gli equilibri cosmici, con la coda tra le gambe e l’aria affranta prenderà in mano il telefonino, scorrerà la rubrica in cerca di una qualche consolazione e, puntando sul tuo nome e sulla speranza di ridare balsamo al suo ego, userà tutta l’astuzia, la concentrazione e l’intelletto di cui è capace per scriverti il più sentito degli sms: “OH CM STAI?”. Sarà allora che capirai che nel cono crema-pistacchio-pannamarena della Vanna c’è più materia grigia.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 luglio 2014 da in comunicazione.
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