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EVENTI. L’autorealizzazione del Sé.

FullSizeRender (1) FullSizeRender (2) FullSizeRender (3) FullSizeRender (4) FullSizeRenderSabato. Giornata strana, di quelle che iniziano presto, con un cerchio alla testa ed il cielo coperto. Stanotte cambierà l’ora, un’ora in più, un’ora in meno… non ricordo mai, che importa: è sabato, è senza tempo.

Il cielo, lentamente, mi svela una lama di luce. Il tempo di un bicchier d’acqua, un caffè ed ecco regnare il sole. Al terzo biscotto ai cereali la luce fuori dalla finestra è già calda ed avvolgente. Ho deciso: quest’atmosfera ottobrina sta intonando per me un invito a non sprecare nemmeno un attimo della giornata che mi si apre dinnanzi.

Nel susseguirsi di ore lente e tiepide che mi vedono intenta in faccende di casa e fai-da-te dai dubbi risultati, da qualche parte a Torino si realizza qualcosa di speciale: un fotografo ed un gallerista allestiscono lo spazio di Via Fratelli Calandra 20F. Ed ecco ricostruirsi la storia di un lavoro cominciato da un incontro, molti incontri, decine di sogni intrecciati insieme.

Alle diciassette la Galleria Mercurio inaugura la mostra “L’autorealizzazione del Sé” di Luca Privitera, un’esposizione di ritratti in bianco e nero, delicati, sussurrati, silenziosi e tiepidi come questa giornata di ottobre. Come i sogni, che ognuno di quei volti esprime attraverso il movimento del corpo svestito dell’inutile, vestito del desiderio.

Ritratti evocativi: dei pensieri dei singoli soggetti; delle immagini che si accendono nella mente di chi guarda, osserva, si emoziona. Scatti che fanno ondeggiare, rallentano il respiro, chiamano a sé. Palano il linguaggio comune del ritratto in bianco e nero, ma ognuno di loro esprime se stesso a suo modo.

Qualcuno di loro, malgrado le intenzioni, curiosamente si affaccia su un universo iconografico universale (o mio, privato): scopro somiglianze del tutto casuali tra Antonio di Torino e Sixto Rodriguez, le braccia aperte verso l’infinito di un sogno che si realizzerà (mai?). Sarà che ho una fervida fantasia, ma ritrovo nell’attitude di un altro la fisionomia di Iggy Pop. E quella ragazza deve essere senz’altro, suo malgrado, una Madonna bizantina.

Tra le persone fotografate c’è anche un’immagine molto vicina a quella di mio padre, quando sorride sereno e rilassato, dopo un bagno al mare. È la mia preferita, mi restituisce un ritratto di pace e bellezza. Lui mio padre non è: si chiama Mauro, il foglio prestampato che guida i visitatori mi dice che quell’uomo sta pregustando la vicina pensione, pensando a come gestirà finalmente il suo tempo in libertà. Riconosco Mauro tra i visitatori presenti: si aggira tra le stanze della Galleria ma ha un’espressione diversa da quella della foto, è molto meno “pensionato” di quanto non appaia nello scatto di Privitera che pure risale a due anni fa. Ironia della sorte: Mauro non aveva fatto i conti con la signora Fornero…

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Questa voce è stata pubblicata il 25 ottobre 2014 da in comunicazione.
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